L'importanza del corretto BMI in gravidanza sia per la donna che per il feto

Il Body Mass Index (BMI), tradotto in italiano l'Indice di Massa Corporea (IMC) è un calcolo matematico che fornisce una valutazione rispetto al peso corporeo in funzione dell'altezza del soggetto.

E' un parametro che dà un'indicazione generale e di massima sul soggetto, che va sempre contestualizzato all'età, alla corporatura, alla distinzione tra massa magra, massa grassa e massa ossea e alle condizioni di salute generali della persona.

La formula matematica si ottiene dividendo il peso del soggetto (espresso in Kg) con il quadrato dell'altezza del soggetto (espressa in metri). Si ottiene così un risultato numerico, il quale va confrontato con le classificazioni proposte a livello scientifico, ovvero:

  • un soggetto normopeso ha un BMI compreso tra 16 - 18,49;
  • un soggetto sottopeso ha un BMI inferiore a 16;
  • un soggetto sovrappeso ha un BMI compreso tra 25 - 29,99;
  • un soggetto obeso ha un BMI superiore a 30.

L'obesità viene classificata in 3 categorie in funzione della sua entità, come di seguito riportato:

  • obesità di classe I (lieve) quando il BMI è compreso tra 30 e 34,99;
  • obesità di classe II (media) quando il BMI è compreso tra 35 e 39,99;
  • obesità di classe III (grave) quando il BMI è superiore a 40;

L'aumento di peso in gravidanza

Cosa contribuisce all'aumento del peso materno in gravidanza? Le modificazioni dell'organismo materno comportano un aumento di peso la cui componente principale è data dal feto (circa il 70%), mentre solo una quota del 30% è dovuta al contributo materno. Tra i contributi fetali vi sono quelli relativi al peso del feto stesso, alla placenta, al liquido amniotico, mentre tra quelli materni vi sono l'aumento del liquido extracellulare, di volume sanguigno, dell'utero e delle mammelle.

In media si dice che l'aumento totale di peso in gravidanza dovrebbe essere di circa 10 kg, ma tale affermazione risulta ad oggi troppo generica. L'aumento ponderale ottimale dipende infatti dal peso pregravidico e dovrebbe essere calcolato in funzione del BMI all'inizio della gravidanza. Una donna sottopeso dovrebbe aumentare maggiormente di peso, rispetto ad una donna sovrappeso o obesa.

Nelle donne in condizione di sottopeso è fondamentale un adeguato incremento ponderale, al fine di ridurre il rischio di difetti della crescita fetale e di parto prematuro.

Di seguito riportiamo la tabella che indica l'aumento di peso ideale totale nei 9 mesi, e l'aumento che ci si aspetta per settimana. Come si nota dalla tabella, l'incremento ponderale ideale è differente, in funzione del BMI pregravidico. In sintesi, una donna normopeso può aumentare fino a 16 kg nell'intera gestazione, mentre al massimo di 11,5 kg se partiva da una condizione di sovrappeso. E' da sottolineare che la tabella si riferisce alla gravidanza singola, ovvero di un solo embrione, poiché nelle gravidanze gemellari o trigemine l'aumento ponderale è lievemente maggiore.

Tabella con le raccomandazioni sull'aumento di peso medio settimanale e totale in base al BMI pregravidico

Tabella. Aumento di peso totale e settimanale nel II e III trimestre per BMI pregravidico (gravidanza con feto singolo), raccomandazioni IOM.

I rischi di un inadeguato incremento ponderale

Tra i fattori pregravidici che risultano essere associati ad un maggiore rischio in gravidanza per lo sviluppo di patologie sia materne che fetali, riveste un ruolo importante il BMI pregravidico. La condizione di sovrappeso e di obesità materna è infatti associato ad un maggior numero di esiti avversi della gravidanza, quali ad esempio:

  • aborto spontaneo,
  • difetti del tubo neurale embrionale,
  • malformazioni congenite fetali,
  • ipertensione gestazionale,
  • pre-eclampsia,
  • diabete gestazionale,
  • parto pretermine,
  • macrosomia fetale,
  • morte fetale intrauterina,
  • ipoglicemia neonatale,
  • taglio cesareo e parti operativi,
  • emorragia post-partum.

E' quindi fondamentale, nel momento in cui la donna decide di ricercare una gravidanza, che la stessa raggiunga un BMI normopeso o in casi di obesità importanti riesca a diminuire il proprio BMI, prima dell'instaurarsi di una gestazione.

Il secondo fattore importante durante la gestazione è l'aumento ponderale nell'arco dei 9 mesi di gravidanza. L'eccessivo aumento ponderlae risulta infatti anch'esso correlato all'aumento di patologie materne, fetali e neonatali. Si è confermato dagli studi scientifici che aumenta il rischio di:

  • ipertensione gestazionale, anche in donne con un BMI pregravidico normopeso;
  • taglio cesareo, maggiore nei casi di obesità pregravidica;
  • minore punteggio di apgar alla nascita, del neonato;
  • sovrappeso e obesità materna dopo il parto;
  • macrosomia fetale e ipoglicemia neonatale;
  • sovrappeso e obesità infantile.

E' per questi motivi che è importante monitorare l'incremento ponderale durante la gravidanza, pesandosi almeno una volta al mese. Il ginecologo e l'ostetrica ad ogni visita valutano e registrano tale incremento, al fine di individuare precocemente le situazioni che si discostano dalla fisiologia.

Come controllare l'aumento di peso in gravidanza

Le energie richieste dalla gravidanza sono maggiori rispetto ad una donna che non si trova nella stessa condizione. Aumentare il fabbisogno calorico non significa però “mangiare per due”. E' da tenere in considerazione la diminuzione generale delle attività fisiche della madre, che incide notevolmente sul fabbisogno energetico totale.

Il National research council raccomanda un aumento di 300 calorie al giorno rispetto alla situazione pre-gravidica. Tale raccomandazione va in ogni caso individualizzata in base al BMI pregravidico, all'età materna, alla gravidanza se è singola o gemellare, all'attività fisica della madre. Sarà in occasione della prima visita ostetrica che alla donna vengono fornite le informazioni sul comportamento alimnetare da adottare, come scegliere gli alimenti e suddividerli nell'arco della giornata.

Categoria: gravidanza

Dott.ssa Farah D'odorico

Dott.ssa Farah D'odorico

ostetrica Udine