Interruzione volontaria di gravidanza: l'importanza di conoscere le settimane di gestazione

Il calcolo delle settimane di gravidanza è la prima indagine fondamentale per poter intraprendere l'iter dell'interruzione volontaria della gravidanza (IVG).

Nel momento in cui il test del Beta-hCG risultasse essere positivo è importante che la donna si sottoponga allo stesso esame ma effettuato sul sangue e ad una ecografia che permetta una datazione delle settimane di gravidanza. Questo perchè la legislazione italiana permette l'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) entro le prime 12 settimane, ovvero tre mesi. Dopo tale periodo è possibile effettuare un'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) solo in caso di pericolo per la vita del bambino o della madre. Questa situazione si può evidenziare ad esempio a seguito di una diagnosi di una malformazione fetale accertata durante l'ecografia del secondo trimestre, detta anche ecografia morfologica, o in caso di alterazioni cromosomiche quali la sindrome di Down a seguito di amniocentesi.

E' dunque di fondamentale importanza eseguire il calcolo delle settimane di gravidanza che ricordiamo avvenire a partire dalla data dell'ultima mestruazione della donna e non dalla data del concepimento, poiché quest'ultima non può essere certa. L'età gestionale si basa quindi a partire dalla data del primo giorno dell'ultimo ciclo mestruale della donna, questo perchè si tiene conto dell'ovulazione. La prima cosa che viene chiesto alla donna è quindi la data del primo giorno dell'ultima mestruazione.

Tale calcolo però non essendo esente da errori, dovuti ad esempio alla donna che non si ricorda l'ultimo ciclo o fornisce l'ultimo giorno del ciclo al posto del primo, o nei casi in cui il ciclo sia irregolare o ad intervalli diversi dai 28 giorni ideali, necessita di avere una conferma sia del valore del Beta-hCG sul sangue che una conferma ecografica delle settimane di gravidanza.

Il calcolo delle settimane di gravidanza

Attraverso l'ecografia transavaginale è possibile misurare la lunghezza vertice-sacro dell'embrione e quindi attraverso tale valore risalire all'epoca gestazionale.

Ricordiamo che l'epoca gestazionale, ovvero le settimane di gravidanza, non coincidono con le settimane esatte di vita del feto, che risulta essere due settimane in meno, poiché per il calcolo dell'epoca gestazionale si aggiungono due settimane in cui il feto non è stato ancora concepito (epoca che va dall'ultima mestruazione all'ovulazione, che si prende come data dell'avvenuto concepimento).

La prima ecografia avviene in ambulatorio, è un esame semplice, non invasivo e non doloroso. Assieme a tali risultati si valuta il valore ematico del Beta-hCG che è correlato all'epoca di gravidanza.

È possibile fare un'interruzione di gravidanza alle mie settimane di gravidanza?

La legge italiana dice:

In Italia le donne possono richiedere l'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) entro i primi 90 giorni di gestazione per motivi di salute, economici, sociali o familiari.

Dal 1978 questo intervento è regolato dalla legge 194, "Norme per la tutela della maternità e sull'interruzione volontaria di gravidanza", che sancisce le modalità del ricorso all'aborto volontario. L'intervento di interruzione volontaria di gravidanza (IVG) può essere effettuato presso le strutture pubbliche del Servizio sanitario nazionale e le strutture private convenzionate e autorizzate dalle Regioni.

L'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) può essere praticata dopo i primi 90 giorni quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna, oppure quando siano state accertate gravi anomalie del feto che potrebbero danneggiare la salute psicofisica della donna. In entrambi i casi, lo stato patologico deve essere accertato e documentato da un medico del servizio ostetrico e ginecologico che pratica l'intervento, che può avvalersi della collaborazione di specialisti.

La richiesta di interruzione volontaria di gravidanza (IVG) è effettuata personalmente dalla donna. Nel caso delle minorenni, è necessario l'assenso da parte di chi esercita la potestà o la tutela. Tuttavia se, entro i primi 90 giorni, chi esercita la potestà o la tutela è difficilmente consultabile o si rifiuta di dare l'assenso, è possibile ricorrere al giudice tutelare. Nel caso in cui la donna sia stata interdetta per infermità di mente, la richiesta di intervento deve essere fatta anche dal suo tutore o dal marito, che non sia legalmente separato.

Vediamo nel dettaglia l'articolo 4 e l'articolo 6:

Art 4

Per l’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico istituito ai sensi dell’articolo 2, lettera a), della legge 29 luglio 1975 numero 405, o a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia.

Art 6

L’interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, può essere praticata:
a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna;
b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.